Non solo Hodor: i 10 casi di traduzioni impossibili

Tempo fa avevamo parlato delle pessime traduzioni dei titoli dei film dall’italiano all’inglese. Oggi vogliamo fare qualcosa di diverso. Per una volta niente critiche ai nostri traduttori e titolisti: in certi casi, davvero, non hanno colpe.

Esistono infatti scene e dialoghi in cui tradurre è realmente impossibile. O si perde il senso o si perde il gioco di parole, a meno di stravolgere completamente la situazione riadattando il testo, che a quel punto però perderà ogni contatto letterale con quello di partenza. Ecco dieci dei casi più eclatanti.

1) Qualche settimana fa abbiamo avuto il caso di Hodor ne Il trono di Spade che mi pare possa aprire degnamente questa carrellata (lo sapete già, quindi ve lo racconterò velocemente, promesso): il personaggio ha qualche problema mentale e, soprattutto, sa dire soltanto “Hodor”. Ci viene presentato così nelle prime stagioni, senza che siano date troppe spiegazioni.

Spiegazioni che arrivano in una visione del passato, quando Hodor, che si chiamava Wylis e non aveva ritardi mentali, finisce impossessato da Bran e cade a terra ripetendo la frase “Hold the door“, quella che nel presente Meera stava urlando all’Hodor adulto. “Tieni la porta”, “blocca la porta” sarebbero le traduzioni migliori, ma bisognava che “hold the door” si contraesse sempre di più, come nella scena originale, diventando “hodor”, l’unica parola che il personaggio resterà in grado di pronunciare. Impossibile, partendo dalle traduzioni letterali. Il caso è stato risolto con “trova un modo“, anche se forse “tieni duro” sarebbe stata ancor più adatta. In ogni caso, solidarietà e beato chi se l’è visto in lingua originale, se non altro perchè questa volta evitare gli spoiler era proprio impossibile.

 

2) I Simpson, episodio 09×19 , minuto 12:40 (“Marinaio Homer”). Homer siede a tavola e il capitano gli chiede: “Cosa vuoi essere nella vita”. Homer risponde “Rapace”, cercando di agguantare la zuppiera di piselli lontana da lui.Il capitano fraintende: “Anche noi vogliamo la pace, ma è sempre fuori dalla portata di mano” (mentre Homer allunga il braccio verso i piselli). E aggiunge “E qual è il modo migliore per essere in pace?” Homer: “Col coltello!” “Esatto, sei il figlio che non ho mai avuto”. In lingua originale, in realtà, il capitano ha chiesto ad Homer cosa voglia nella vita. “Peas” (piselli), che suona come “peace” (pace), da lì il malinteso. Homer tenta di agguantarli con il coltello, ma il capitano capisce che per ottenere la pace ci vogliano le armi.

3) Oltre ai Simpson c’è un’altra bella fonte di rompicapi per i traduttori: i Griffin. Questa è semplicemente uno dei dialoghi più intraducibili della storia:

Non è una sola frase, che magari sarebbe sacrificabile, è un crescendo di doppi sensi su Debussythe pussy. In Italiano (per chi vuole cercarla, è l’episodio 12×09), si lascia “Debussy” e il dialogo invariato, perdendo tutto il doppio senso che però, va detto, il target medio dei Griffin sa ricostruire.

4) Simbolo della letteratura del ‘900 è Il giovane Holden, titolo originale The catcher in the rye, che significa, letteralmente, il prenditore nella segale. In realtà già quì ci perdiamo il richiamo ad una filastrocca che Holden storpia durante un passo del libro, ma è inevitabile. Catcher, però, richiama ad un ruolo nel baseball e rye indica invece un whiskey. Si capisce bene come la traduzione letterale non renda merito a questi riferimenti. Qualcosa di simile sarebbe ottenuto con “Il difensore nella grappa”, ma, davvero, non sarebbe stato granchè, e allora ben venga un neutrale “Il giovane Holden”, tanto il vero capolavoro non è in copertina.

 

5) Frankenstein Junior: questa è la scena originale, in cui si gioca tra Werewolf (lupo mannaro) e “where wolf?” (lupo dove?).

In italiano si è dovuto stravolgere completamente il dialogo, che diventa:

Tra i commenti del primo video qualcuno suggerisce che si sarebbe potuto mantenere anche il gioco di parole originario in questo modo: “Lican..” “Lì can?” “Lì” “Dove?” “Lì can, là castel”. Ingegnoso, ma tutto sommato non mi sembra così male la resa utilizzata in doppiaggio.

6) Spot Schweppes con Uma Thurman. Un impacciato intervistatore si trova davanti la diva Uma che elenca i momenti in cui le piace “avere” una schweppes: con gli sconosciuti, in taxi, a casa. Il giornalista allora domanda se non intenda “del sesso” e Uma lo gela, aprendosi una schweppes e chiedendo cosa si aspettasse. In inglese l’assonanza schweppes- sex regge, in italiano si perde molto. Uma Thurman era un testimonial troppo importante per non lanciarlo anche nel mercato non anglofono, ma così è efficace la metà.

7) Shining, Stanley Kubrick, 1977. Il piccolo Danny scrive (e ripete ossessivamente) REDRUM sulla porta della stanza d’albergo. Mentre lo fa, nella versione italiana il doppiaggio gli fa dire ETROM, mentre chiaramente le immagini restano quelle di lui che scrive REDRUM.

rerum

Quando poi si vede il riflesso nello specchio e la parola MURDER, in italiano serve un sottotitolo, che però è ASSASSINO. La difficoltà maggiore sta nel far coincidere le immagini e il sonoro, ma così facendo si butta lì un ETROM che ha buona assonanza con REDRUM ma che poi non vien ripreso nel gioco del riflesso dello specchio. Nulla ci si può fare con il richiamo alla stanza rossa, red room. Insomma, forse in questo caso conviene lasciare tutto in lingua originale con il solo sottotitolo finale per MURDER.

8) Ancora cinema e letteratura: in 007 – Missione Goldfinger James Bond viene sedato e al suo risveglio compare il personaggio di Pussy Galore, che letteralmente, senza voler scendere nel trash, suonerebbe come “figa a bizzeffe”.

La cosa divertente è che, quando Bond si sveglia, il dialogo è più o meno questo:

 

007: “Lei chi è?”

PG: “Sono Pussy Galore”

007:”Forse sto sognando…”

9) Film Scemo e più scemo. Lloyd (Jim Carrey) chiede a Mary dove stia andando e lei risponde “Ad Aspen“.

E lui: “California, bello!” In realtà Aspen è in Colorado e l’errore è abbastanza grossolano perchè la California la si associa al caldo e alle spiagge, mentre il Colorado è lo stato delle montagne rocciose, nel pieno centro degli Stati Uniti. In Italia non si sarebbe colta l’enfasi della figuraccia di Lloyd, così si è scelta una strada insolita, quella di inserire un elemento della nostra cultura per adattare il dialogo: “Va negli Aspennini!”, dice Lloyd. Suona strano, perchè non siamo abituati a vedere i personaggi americani fare riferimenti diretti all’Italia, però il risultato è forse migliore rispetto a una traduzione letterale.

10) Chiudiamo ancora con i Simpson: in una puntata di Halloween, Marge viene accusata di essere una strega e per questo buttata giù da una rupe. Lei però si salva, volando via su una scopa e Bart chiude la puntata dicendo “Cool, I’m a son of a witch!”.Naturalmente witch e bitch sono simili, mentre in italiano si deve rinunciare al gioco di parole. “Sono proprio il figlio di una strega” è corretto, ma non è comico.

 

Insomma, caro Hodor, non sei solo. E soprattutto, traduttori e direttori del doppiaggio state tranquilli, da oggi qualcuno vi capirà un po’ di più.

 

 

 

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6 pensieri riguardo “Non solo Hodor: i 10 casi di traduzioni impossibili”

  1. Mi viene in mente Good morning Vietnam. Completamente stravolti i dialoghi comici di Robin Williams. Per fortuna con i dvd hai la possibilità di scegliere la lingua e notare le differenze.

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  2. Caspita, alcune di queste scene sono veramente interessanti per capire il fenomeno della traduzione\ del doppiaggio.
    In linea di massima sono favorevole, tuttavia è evidente che in alcuni casi (come quelli da te esposti) sia impossibile tradurre\doppiare mantenendo il senso (o doppio senso) originale.

    Forse uno dei primi casi della storia in cui si verificò questo è l’Odissea, nella celeberrima scena in cui Ulisse è imprigionato da Polifemo e alla domanda “come ti chiami?” aveva risposto “Nessuno”.
    In italiano (o Latino) il doppio senso si perde, ma leggendo la storia nella lingua originale (il greco) è subito visibile:
    – Ulisse in greco si chiama ODISSEO (da qui il titolo del poema)
    – Nessuno in greco antico si scriveva OUDEIS

    L’assonanza e la similarità delle parole è quindi evidente e spiegato così come fu “fregato” il Ciclope 😉

    Vabbè, scusami per questa digressione pomposa e saccentona, ma mentre ti leggevo mi è tornato in mente l’aneddoto e non ho saputo trattenermi ;-D

    PS: e complimenti per il pezzo, veramente interessante!

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